Spam

Lo spam (o spamming) indica l’invio anche verso indirizzi generici, non verificati o sconosciuti, di messaggi ripetuti ad alta frequenza o a carattere di monotematicità tale da renderli indesiderati (generalmente commerciali o offensivi). Lo spam è noto anche come posta spazzatura. Può essere attuato attraverso qualunque sistema di comunicazione, ma il più usato è Internet, attraverso messaggi di posta elettronica, chat, tag board, forum, Facebook e altri servizi di rete sociale.

Chi invia messaggi spam è indicato spesso con il neologismo spammista (spammer in inglese).

Il principale scopo dello spamming è la pubblicità, il cui oggetto può andare dalle più comuni offerte commerciali a proposte di vendita di materiale pornografico o illegale, come software pirata e farmaci senza prescrizione medica, da discutibili progetti finanziari a veri e propri tentativi di truffa. Uno spammista, cioè l’individuo autore dei messaggi spam, invia messaggi identici (o con poche personalizzazioni) a migliaia di indirizzi di posta elettronica. Questi indirizzi sono spesso raccolti in maniera automatica alla rete (articoli di Usenet, pagine web) mediante spambot ed appositi programmi, ottenuti da database o semplicemente indovinati usando liste di nomi comuni.

Per definizione lo spam viene inviato senza il permesso del destinatario ed è un comportamento ampiamente considerato inaccettabile dagli Internet Service Provider (ISP) e dalla maggior parte degli utenti di Internet. Mentre questi ultimi trovano lo spam fastidioso e con contenuti spesso offensivi, gli ISP vi si oppongono anche per i costi del traffico generato dall’invio indiscriminato.

Sondaggi hanno indicato che al giorno d’oggi lo spam è considerato uno dei maggiori fastidi di Internet; l’invio di questi messaggi costituisce una violazione del contratto “Acceptable Use Policy” (“condotta d’uso accettabile”) di molti ISP e pertanto può portare all’interruzione dell’abbonamento (account) del mittente. Un gran numero di spammer utilizza intenzionalmente la frode per inviare i messaggi, come l’uso di informazioni personali false (come nomi, indirizzi, numeri di telefono) per stabilire account disponibili presso vari ISP. Per fare questo vengono usate informazioni anagrafiche false o rubate, in modo da ridurre ulteriormente i costi. Questo permette di muoversi velocemente da un account a un altro appena questo viene scoperto e disattivato dall’ISP. Gli spammisti usano software creati per osservare connessioni Internet con scarsa sicurezza, che possono essere facilmente dirottate in modo da immettere i messaggi di spam direttamente nella connessione dell’obiettivo con il proprio ISP. Questo rende più difficile identificare la posizione dello spammista e l’ISP della vittima è spesso soggetto di aspre reazioni e rappresaglie da parte di attivisti che tentano di fermare lo spammista. Entrambe queste forme di spamming “nascosto” sono illegali, tuttavia sono raramente perseguite per l’impiego di queste tattiche.

I mittenti di posta elettronica pubblicitarie affermano che ciò che fanno non è spamming. Quale tipo di attività costituisca spamming è materia di dibattiti, e le definizioni divergono in base allo scopo per il quale è definito, oltre che dalle diverse legislazioni. Lo spamming è considerato un reato in vari paesi e in Italia l’invio di messaggi non sollecitati è soggetto a sanzioni. Di recente l’argomento è stato oggetto in Italia di un provvedimento generale del Garante per la protezione dei dati personali.

Fonti prese da : WIKIPEDIA

Phishing

Il phishing è un tipo di truffa effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso, fingendosi un ente affidabile in una comunicazione digitale.

Si tratta di un’attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale: il malintenzionato effettua un invio massivo di messaggi che imitano, nell’aspetto e nel contenuto, messaggi legittimi di fornitori di servizi; tali messaggi fraudolenti richiedono di fornire informazioni riservate come, ad esempio, il numero della carta di credito o la password per accedere ad un determinato servizio. Per la maggior parte è una truffa perpetrata usando messaggi di posta elettronica, ma non mancano casi simili che sfruttano altri mezzi, quali i messaggi SMS.

Il phishing è una minaccia attuale, il rischio è ancora maggiore nei social media come Facebook, Twitter, e Google+. Degli hacker potrebbero infatti creare un clone del sito e chiedere all’utente di inserire le sue informazioni personali. Gli hacker comunemente traggono vantaggio dal fatto che questi siti vengono utilizzati a casa, al lavoro e nei luoghi pubblici per ottenere le informazioni personali o aziendali.

Il termine phishing è una variante di fishing (letteralmente “pescare” in lingua inglese), probabilmente influenzato da phreaking e allude all’uso di tecniche sempre più sofisticate per “pescare” dati finanziari e password di un utente. La parola può anche essere collegata al linguaggio leet, nel quale la lettera f è comunemente sostituita con ph. La teoria popolare è che si tratti di un portmanteau di password harvesting, è un esempio di pseudoetimologia.

Fonti prese da: WIKIPEDIA

Hate speech

Lo hate speech – espressione spesso tradotta in italiano con la formula “incitamento all’odio” – è una categoria elaborata negli anni dalla giurisprudenza americana per indicare un genere di parole e discorsi che non hanno altra funzione a parte quella di esprimere odio e intolleranza verso una persona o un gruppo, e che rischiano di provocare reazioni violente contro quel gruppo o da parte di quel gruppo. Nel linguaggio ordinario indica più ampiamente un genere di offesa fondata su una qualsiasi discriminazione (razziale, etnica, religiosa, di genere o di orientamento sessuale) ai danni di un gruppo. La condanna dello hate speech – sia sul piano giuridico che nelle conversazioni al bar – sta in un equilibrio elastico ma spesso problematico con la libertà di parola, principio tutelato dal Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (e fondante, con le sue regole, di ogni democrazia).

La prima ricerca italiana sull’Hate Speech in relazione a giornalismo e migrazioni dal titolo L’odio non è un’opinione si pone come obiettivo quello di offrire una formazione rivolta ad agenzie e professionisti della comunicazione per mantenere standard etici e deontologici, supportando così meccanismi che permettano la denuncia di casi di Hate Speech e Hate Crime. Il lavoro, realizzato dal Cospe  e inserito nel più grande progetto europeo contro il razzismo e la discriminazione sul web, Bricks – Building Respect on the Internet by Combating hate Speech, è stato presentato presso la Federazione Nazionale della Stampa a Roma in occasione della giornata mondiale contro il razzismo, il 21 marzo 2016

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Stalking

Stalking  è un termine della lingua inglese utilizzato in italiano per indicare una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, detto stalker, che affliggono un’altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.

La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di aggressione – sia acocmpagnata da comunicazione verbale e non – oppure con attività quali appostamenti e intrusioni nella privatezza e nella vita privata di un individuo. Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone. Esso può realizzarsi ad esempio tramite l’invio di lettere, biglietti, posta elettronica, SMS e oggetti non richiesti; più difficile è l’attribuzione del reato di stalking a messaggi indesiderati di tipo affettuoso – specie da parte di ex partner o amici – che può variare a seconda dei casi personali. Oppure producendo scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni, in modo persistente e ossessivo, in un crescendo culminante in minacce, scritte e verbali, degenerando talvolta in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l’uccisione della vittima. Tutto ciò, o parte di esso se compiuto in modo persistente e tenace in modo da indurre anche solo paura e malessere psicologico o fisico nella vittima, sono atti persecutori, e chi li attua è un persecutore: un soggetto che commette un atto criminale, in alcuni Paesi punito come tale dalla legge. Si differenzia dalla “semplice” molestia sessuale per l’intensità, la frequenza e la durata della variegata congerie comportamentale.

Seguendo i dati statistici, le donne stalker spesso e volentieri cercano altre donne, mentre gli uomini lo fanno solo con donne. Nel 2009 una ricerca del Department of Justice indica che gli uomini denunciavano stalker sia di sesso maschile (41%) sia femminile (43%)

Modifiche nella vita quotidiana sono necessarie per sfuggire allo stalking, inclusi l’avvicendarsi dei datori di lavoro, dei numeri di telefono, possono risultare un tributo troppo alto da pagare e conferire un senso di isolamento

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking del 2007, contesti in cui si manifesta riguardano:

  • nel 55% circa nella relazione di coppia;
  • nel 25% circa in condominio;
  • nel 5% circa in famiglia (figli/fratelli/genitori);
  • nel 15% circa sul posto di lavoro/scuola/università

Le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di “atti persecutori”, introdotto dalla legge 23 aprile 2009, n. 38. La norma introduce nel codice penale italiano l’articolo 612-bis, che al comma 1 recita:

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita»

A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia l’aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore, il fatto che lo stalking costituisca un’aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale e la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Questa fattispecie di reato è normalmente procedibile a querela, ma è prevista la procedibilità d’ufficio qualora la vittima sia un minore, una persona disabile, quando il reato è connesso con altro delitto procedibile d’ufficio e quando lo stalker è già stato ammonito precedentemente dal questore.

Il nuovo istituto costituisce una sorta di affinamento della preesistente norma sulla violenza privata: delinea infatti in modo più specifico la condotta tipica del reato e richiede che tale condotta sia reiterata nel tempo e tale da «cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura» alla vittima.

A marzo 2011, al Convegno milanese dedicato alla tematica, alcuni esperti di diritto, avvocati e professori universitari hanno espresso dubbi di legittimità costituzionale su alcuni aspetti della legge sullo stalking.

Fonti prese da: WIKIPEDIA

Mass Media

La locuzione mezzo di comunicazione di massa fu coniata insieme all’espressione «comunicazione di massa» nella prima metà del XX secolo in ambito anglosassone.

Secondo la definizione di McQuail i “mezzi di comunicazione di massa”, o “media di massa”, in inglese mass media, sono mezzi progettati per mettere in atto forme di comunicazione «aperte, a distanza, con tante persone in un breve lasso di tempo».In altre parole la comunicazione di massa (quella classe dei fenomeni comunicativi che si basa sull’uso dei media) è costituita da organizzazioni complesse che hanno lo scopo di «produrre e diffondere messaggi indirizzati a pubblici molto ampi e inclusivi, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione».

Per più di quattro secoli l’unico vero medium di massa è stata la «parola stampata», grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg .  La nascita e l’apertura in senso commerciale delle reti telematiche, in particolare l’avvento di Internet, costituiscono al momento la tappa più recente di questo percorso. In virtù dei tratti peculiari che mostrano (peraltro non tutti in antitesi rispetto ai cosiddetti «media tradizionali»), ci si riferisce ai dispositivi basati sulle nuove tecnologie di comunicazione in rete con l’espressione «nuovi media».

Mass media  è una locuzione mutuata dalla lingua inglese, come unione di mass (in italiano “massa”), con media, plurale di medium, di origine latina (traducibile con “mezzo [di comunicazione]”). Medium fu scelto perché la lingua inglese non possiede un termine con il doppio significato di “mezzo” (come strumento)[12] e “qualcosa che sta a metà tra due poli” (cioè tra l’emittente di un messaggio e il destinatario).

Il termine mass media è usato solitamente al plurale sia in italiano sia in inglese, dove il singolare mass medium è adoperato raramente e pressoché solo nella letteratura scientifica; occasionalmente si incontra in italiano medium di massa al singolare.

non dei media di massa, bensì dei media digitali (nuovi media), che con reti digitali veicolano informazioni sia ‘uno-uno’ che ‘uno-tutti’.

Fonti prese da: Wikipedia

Diritto all’oblio

Con la locuzione “diritto all’oblio” si intende, in diritto, una particolare forma di garanzia che prevede la non diffusione, senza particolari motivi, di informazioni che possono costituire un precedente pregiudizievole dell’onore di una persona, per tali intendendosi principalmente i precedenti giudiziari di una persona.

In base a questo principio non è legittimo, ad esempio, diffondere informazioni relative a condanne ricevute o, comunque, altri dati sensibili di analogo argomento, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca. Anche in tali casi la pubblicità del fatto deve essere proporzionata all’importanza dell’evento ed al tempo trascorso dall’accaduto. Le leggi che regolamentano il diritto all’oblio si applicano esclusivamente alle persone fisiche e non alle aziende.

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), in vigore da Maggio 2018, regola il diritto all’oblio, agli articoli 17, 21 e 22.

Il diritto di opposizione dell’interessato pone fine al trattamento per motivi di marketing diretto (art. 21, par. 2). È derogabile se il trattamento ha fini di ricerca scientifica o storica o a fini statistici, e ciò avviene per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico (art. 21, par. 6).
La richiesta dell’interessato deve essere legittimamente motivata (art. 17) e il titolare può comunque riprendere il trattamento se dimostra motivi legittimi cogenti e prevalenti sui diritti e le libertà dell’opponente, inclusa quella di azione in giudizio (art. 21).

Qualora l’interessato abbia prestato il consenso al trattamento dei dati (art.9, par.2, a) oppure il trattamento sia necessario per motivi di interesse pubblico (art. 9, par.2, g), il diritto all’oblio dell’interessato è posto entro i limiti dell’art. 22.

Per le categorie particolari di dati personali (elencate all’art. 9 par.1) di cui è vietato il trattamento, trova applicazione l’art. 22 par. 2: nel caso in cui la decisione del titolare basata unicamente sul trattamento automatizzato sia necessaria per la conclusione o l’esecuzione di un contratto tra l’interessato e un titolare del trattamento, o sia autorizzata dal diritto dell’Unione e dello Stato membro, l’interessato “ha almeno” il diritto di ottenere l’intervento umano da parte del titolare del trattamento, di esprimere la propria opinione e di contestare la decisione (art. 22, par. 1 e applicazione del par. 3)

Come diritto collegabile alla cancellazione permanente dei dati, l’art. 16 afferma che l’interessato ha diritto ad ottenere l’integrazione e la rettifica dei propri dati personali. Il testo non rinvia esplicitamente ad eccezioni, casi particolari o limitazioni ulteriori di quest’ultimo diritto.

Fonti prese da: WIKIPEDIA

La Propaganda

La propaganda è “l’attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni” ovvero il “conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo”.

In antitesi alla propaganda dovrebbe essere la pura e semplice esposizione dei fatti nella loro completezza ovvero la descrizione della realtà nella sua interezza.

Nel corso della storia dell’uomo parte delle produzioni culturali e delle attività informative hanno, da sempre, svolto anche una funzione “propagandistica”. Solitamente nella storia le varie società, caratterizzate da determinate strutture economiche, sociali e istituzionali, hanno avuto bisogno (e fatto sì) che i sistemi formativi e informativi non andassero a interferire con tali strutture; al contrario, sono stati chiamati a rafforzarle.

La storia della propaganda affonda le radici nel Paleolitico, laddove furono utilizzati simboli visivi per precisi scopi persuasivi, come nel caso di maschere, lamenti di guerra e gestualità minacciose utilizzate per spaventare un nemico.

Nel Medioevo, una delle propagande più famose è forse quella operata da certi ambienti della società europea dell’XI, XII e XIII secolo, a favore della causa crociata.

In parte propagandistiche furono le intenzioni e il significato della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, un “capolavoro di propaganda razionale”, volto a cristallizzare l’opinione pubblica nordamericana e giustificare la rivoluzione all’estero (si pensi in tal caso al “divario” tra l’idea di democrazia e uguaglianza, e la realtà effettiva di una classe dirigente eletta da una percentuale della popolazione che si aggirava intorno all’1,5% del totale).

In seguito all’estensione del diritto al voto e alle innovazioni tecnologiche nel campo delle comunicazioni, il XIX secolo ha assistito a “una costante crescita nel ruolo dell’opinione pubblica, e nell’uso della propaganda da parte delle élite governative per influenzarla”.

Ma anche dalla parte opposta, gli scritti di Karl Marx contengono, in parte, declinazioni propagandistiche della sua filosofia politica.

Molti analisti sostengono che i media, oltre a “divertire, intrattenere e informare”, hanno avuto la funzione (il più delle volte implicita) di “imprimere negli individui valori, credenze e codici di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della società di cui fanno parte”. Nel XX secolo ciò ha riguardato sia le élite politiche che quelle economiche, quando sono state in grado di controllare direttamente i mezzi di comunicazione.

Un tipico esempio di propaganda di fonte politica particolarmente dannosa è stata quella del nazismo: tramite un uso sapiente dei mezzi di comunicazione di massa, Hitler aveva convinto le folle a massacrare degli innocenti e ha condotto un’intera nazione in una guerra che ha devastato la Germania e mezzo mondo producendo milioni di morti.

L’utilità può consistere nella conquista del potere ovvero nell’arricchimento di pochi “eletti” a discapito dell’impoverimento delle masse, rese miopi da una propaganda fatta di promesse non mantenute. In questo caso i leader, con un sapiente uso dei sondaggi, conoscono quali sono i desideri e i bisogni delle persone, promettono loro di esaudirli, ma poi nei fatti compiono azioni atte ad esaudire i loro propri desideri, spesso in antitesi con i desideri delle persone, danneggiandole.

Ma anche quando i media sono stati espressione di grosse imprese economiche, controllate da forze orientate al mercato e al profitto, o del potere politico ad esse collegato, l’informazione da essi fornita ha risentito degli interessi di chi li finanzia e li controlla: in Italia, ad esempio, fu il caso della loggia massonica P2 – la sua sigla, non a caso, era l’abbreviazione della denominazione “Propaganda 2” – e dei suoi tentativi di influenzare la linea editoriale del Corriere della sera.

Fonti prese da: Wikipedia

La realtà secondo i media, tra propaganda e manipolazione

I media informano o fanno propaganda? A questa domanda risponde attraverso un’accurata e acuta analisi della macchina della manipolazione mediatica l’ultimo saggio di Giuliano Guzzo, firma nota ai lettori de Il Timone, dal titolo: Propagande. Segreti e peccati dei mass media (La Vela, pp. 203). “Le notizie non vanno solo apprese. Sarebbe troppo semplice. Vanno anche esaminate”; perché “la verità esiste e, nonostante tutto, resiste. Ma non deve mai essere data per scontata”. È questo anelito al vero, a smascherare ogni forma di menzogna spacciata per verità, a muovere l’indagine di Guzzo soprattutto su temi bioetici.

Edward Bernays, nel suo saggio Propaganda, pubblicato nel 1928, ha riconosciuto esplicitamente che “il vero potere dominante è nelle mani di coloro che regolano i meccanismi nascosti della società, concludendo che noi siamo governati, le nostre menti vengono modellate, i nostri gusti formati, le nostre idee ispirate in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare”. Non si tratta qui di aderire a teorie complottiste, ma di constatare un dato di fatto.

Fonti prese da: IL TIMONE

I Media

Quando si parla di media si usa la parola latina “medium” al plurale, in quanto si vuole indicare un sistema di media come un insieme di mezzi di comunicazione tra loro interdipendenti.

La televisione, il cinema, il libro, la stampa, la radio, il telefono, sono un fenomeno comunicativo molto complesso e sarebbe riduttivo confinare il termine media unicamente all’oggetto in se stesso.
Esso è un termine che ingloba la struttura sociale, il profilo psicologico degli individui che ne fanno uso e le relazioni che ogni media intrattiene con la struttura sociale, economica, giuridica, scientifica e linguistica.

I nuovi media sono quei nuovi canali della comunicazione creati e utilizzati di volta in volta man mano che il processo tecnologico avanza. Essi vengono definiti nuovi media se vengono usati come mezzi di comunicazione di massa o comunque su larga scala.

Esistono 3 tipi di media:

a) media verticali o unidirezionali – mittente unico piu’ destinatari – mass media
b) media orizzontali o bidirezionali – pluralita’ di mittenti e destinatari – telefono
c) media reticolari o circolari – mittenti e destinatari possono scambiare il loro ruolo internet, foto, cinema, televisione, video, computer, new media

Cyberbullismo

Il cyberbullismo (o anche ciberbullismo) è una forma di bullismo condotto attraverso strumenti telematici, come ad esempio tramite in internet.

Il termine cyberbullying è stato coniato dal docente canadese Bill Belsey.  I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, e il cyberharassment (cybermolestia) che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. Tuttavia nell’uso corrente il termine cyberbullismo viene utilizzato indifferentemente per entrambi i casi. Come il bullismo nella vita reale, il cyberbullismo può a volte costituire una violazione del Codice civile e del Codice penale e, per quanto riguarda l’ordinamento italiano, del Codice della privacy (D.Lgs 196 del 2003).

Oggi il 34% del bullismo è online, in chat, quest’ultimo viene definito cyberbullismo. Pur presentandosi in forma diversa, anche quello su Internet è bullismo: far circolare delle foto spiacevoli o inviare mail contenenti materiale offensivo può costituire un danno psicologico. In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19 anni, è stato minacciato da un bullo via e-mail o SMS. In Italia, secondo l’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 (fonte: Eurispes, Telefono Azzurro, 2011) un quinto dei ragazzi ha trovato su Internet informazioni false sul proprio conto: “raramente” (12,9%), “qualche volta” (5,6%) o “spesso” (1,5%). Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi, ricevuti “raramente”, “qualche volta” o “spesso” dal 4,3% del campione; analoga percentuale (4,7%) si registra anche per le situazioni di esclusione intenzionale da gruppi online.

Fonti prese da: Wikipedia