La Propaganda

La propaganda è “l’attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni” ovvero il “conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo”.

In antitesi alla propaganda dovrebbe essere la pura e semplice esposizione dei fatti nella loro completezza ovvero la descrizione della realtà nella sua interezza.

Nel corso della storia dell’uomo parte delle produzioni culturali e delle attività informative hanno, da sempre, svolto anche una funzione “propagandistica”. Solitamente nella storia le varie società, caratterizzate da determinate strutture economiche, sociali e istituzionali, hanno avuto bisogno (e fatto sì) che i sistemi formativi e informativi non andassero a interferire con tali strutture; al contrario, sono stati chiamati a rafforzarle.

La storia della propaganda affonda le radici nel Paleolitico, laddove furono utilizzati simboli visivi per precisi scopi persuasivi, come nel caso di maschere, lamenti di guerra e gestualità minacciose utilizzate per spaventare un nemico.

Nel Medioevo, una delle propagande più famose è forse quella operata da certi ambienti della società europea dell’XI, XII e XIII secolo, a favore della causa crociata.

In parte propagandistiche furono le intenzioni e il significato della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, un “capolavoro di propaganda razionale”, volto a cristallizzare l’opinione pubblica nordamericana e giustificare la rivoluzione all’estero (si pensi in tal caso al “divario” tra l’idea di democrazia e uguaglianza, e la realtà effettiva di una classe dirigente eletta da una percentuale della popolazione che si aggirava intorno all’1,5% del totale).

In seguito all’estensione del diritto al voto e alle innovazioni tecnologiche nel campo delle comunicazioni, il XIX secolo ha assistito a “una costante crescita nel ruolo dell’opinione pubblica, e nell’uso della propaganda da parte delle élite governative per influenzarla”.

Ma anche dalla parte opposta, gli scritti di Karl Marx contengono, in parte, declinazioni propagandistiche della sua filosofia politica.

Molti analisti sostengono che i media, oltre a “divertire, intrattenere e informare”, hanno avuto la funzione (il più delle volte implicita) di “imprimere negli individui valori, credenze e codici di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della società di cui fanno parte”. Nel XX secolo ciò ha riguardato sia le élite politiche che quelle economiche, quando sono state in grado di controllare direttamente i mezzi di comunicazione.

Un tipico esempio di propaganda di fonte politica particolarmente dannosa è stata quella del nazismo: tramite un uso sapiente dei mezzi di comunicazione di massa, Hitler aveva convinto le folle a massacrare degli innocenti e ha condotto un’intera nazione in una guerra che ha devastato la Germania e mezzo mondo producendo milioni di morti.

L’utilità può consistere nella conquista del potere ovvero nell’arricchimento di pochi “eletti” a discapito dell’impoverimento delle masse, rese miopi da una propaganda fatta di promesse non mantenute. In questo caso i leader, con un sapiente uso dei sondaggi, conoscono quali sono i desideri e i bisogni delle persone, promettono loro di esaudirli, ma poi nei fatti compiono azioni atte ad esaudire i loro propri desideri, spesso in antitesi con i desideri delle persone, danneggiandole.

Ma anche quando i media sono stati espressione di grosse imprese economiche, controllate da forze orientate al mercato e al profitto, o del potere politico ad esse collegato, l’informazione da essi fornita ha risentito degli interessi di chi li finanzia e li controlla: in Italia, ad esempio, fu il caso della loggia massonica P2 – la sua sigla, non a caso, era l’abbreviazione della denominazione “Propaganda 2” – e dei suoi tentativi di influenzare la linea editoriale del Corriere della sera.

Fonti prese da: Wikipedia

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